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Tim condannata a rimborsare la fatturazione a 28 giorni ai clienti paganti tra il 2017 e il 2018


tim condannata per fatturazione 28 giorni

Dura sentenza per la compagnia telefonica TIM. Mercoledì 20 ottobre 2021 il Tribunale di Milano ha confermato che la società dovrà rimborsare tutti i clienti che tra il 2017 e il 2018 avevano pagato la bolletta con una cadenza di 28 giorni e non di 30. Nella sentenza si legge che il fatto costituiva “una pratica commerciale scorretta, segnatamente ingannevole, vietata dall’art. 20 CdC”.
I rimborsi non potranno essere ottenuti in automatico, ma i clienti dovranno presentare un’apposita richiesta alla compagnia telefonica.

La causa intentata dal Movimento Consumatori contro la fatturazione TIM 28 giorni

A intentare la causa contro TIM era stato il Movimento Consumatori. Nel 2018 il Tribunale aveva stabilito anche che TIM avrebbe dovuto informare i clienti interessati e accogliere le domande di rimborso entro 30 giorni dall’arrivo delle richieste. La nuova sentenza, quindi, conferma il provvedimento del 2018, estendendo il lasso temporale per il quale i consumatori hanno diritto al rimborso (da aprile 2017 ad aprile 2018, invece che da giugno 2017 ad aprile 2018).

Adesso Tim S.p.A. dovrà informare i consumatori interessati del loro diritto al rimborso (pubblicando un avviso sia sul proprio sito sia su alcuni quotidiani nazionali, inserendo un’informativa dettagliata in fattura ed inviando una lettera ai propri ex clienti). E, soprattutto, dovrà accogliere, entro 30 giorni dalla ricezione delle richieste, le domande di restituzione dei corrispettivi di telefonia fissa versati dai consumatori in applicazione delle clausole contrattuali illegittime.

La sentenza per la fatturazione Tim a 28 giorni

“Questa sentenza riconosce ancora una volta l’illegittimità e la scorrettezza della fatturazione basata sul mese lunare anziché su quello solare con due novità: i giudici, accogliendo la tesi di MC, hanno stabilito che l’adozione e l’uso di tale periodicità ha leso e lede i diritti e gli interessi collettivi dei consumatori, non solo con riferimento ai contratti sottoscritti tra il giugno 2017 e l’aprile 2018 (quando l’Agcom con la delibera n. 121/17/CONS ha vietato l’adozione della cadenza quadrisettimanale), ma addirittura in relazione agli abbonamenti stipulati con la compagnia dal 1° aprile 2017 (ossia dal momento in cui Tim ha abbandonato la cadenza mensile solare, per quella a 28 giorni); la seconda novità della sentenza è che l’obbligo di restituzione delle somme indebitamente percepite dalla compagnia dovrà riguardare anche i consumatori che, pur avendo attivato un contratto di telefonia fissa all’interno del periodo 1° aprile 2017 – 5 aprile 2018, hanno poi deciso di recedere dall’abbonamento”.

Paolo Fiorio e Corrado Pinna, legali di Movimento Consumatori

A luglio di quest’anno il Tribunale di Milano aveva emesso la stessa sentenza per la compagnia telefonica Wind Tre. La fatturazione a 28 giorni era la pratica con cui le compagnie telefoniche rinnovavano le offerte ogni quattro settimane anziché ogni mese, rendendo quindi più brevi i periodi di fatturazione e di fatto aumentando le spese per gli abbonati ai servizi: permetteva alle compagnie di riscuotere 13 mensilità all’anno invece che 12, nonostante proponessero un’offerta “mensile”, ottenendo ricavi più alti di circa l’8,6 per cento rispetto a quelli che si sarebbero prodotti con la fatturazione mensile.

La pratica era stata adottata anche da altri operatori telefonici. Dopo estese proteste, nel marzo del 2017 l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) aveva chiesto alle aziende di tornare alla classica fatturazione mensile. In seguito, nel dicembre del 2017, il Parlamento aveva approvato una legge per obbligare gli operatori telefonici a tornare alla fatturazione mensile a partire dall’aprile del 2018.

Come avere un rimborso da Tim per fatturazione a 28 giorni

Per ciò che concerne il rimborso delle bollette emesse ogni 28 giorni dalla Tim – Telecom, l’impresa ha fornito ai suoi clienti un sistema molto semplice di richiesta di restituzione delle suddette somme indebitamente ricevute. Il rimborso corrisponderà al credito in più che è stato pagato a causa delle fatture a 28 giorni che è circa una mensilità.
Come scrivere una richiesta di rimborso alla Tim
Per chi usufruisce del servizio il rimborso può avvenire contattando gratuitamente il Servizio Clienti al numero 187 o accedendo all’area dedicata Web MyTIM.
Altresì è possibile anche inviare una raccomandata con avviso di ricevimento (al seguente indirizzo: Casella Postale 111 – 00054 Fiumicino – Roma; oppure: Via Gaetano Negri nr. 1 – 20123 – Milano) ovvero una pec (all’indirizzo telecomitalia@pec.telecomitalia.it), richiedendo la restituzione degli importi indebitamente chiesti a seguito della modalità di fatturazione a 28 giorni. Sono comunque da preferire la telefonata al 187 oppure l’accesso all’area personale in internet in quanto la raccomandata o la pec sono consigliabili solo in caso di mancato adempimento della Tim nonostante la richiesta inviata attraverso questi canali.
Perchè è stato necessario provvedere al rimborso bolletta Tim 28 giorni?
Diversi operatori telefonici hanno messo in atto la fatturazione mensile a 28 giorni anzichè a 30 giorni. In questo modo i provider hanno potuto riscuotere 13 bollette per la rete fissa o il pagamento di un mese aggiuntivo per i contratti Ricaricabile di telefonia mobile invece di 12. L’accordo stipulato con i clienti prevedeva tuttavia che si trattava di una tariffazione mensile, riportando la fatturazione a 28 giorni ad una pratica illegale.

La storia della fatturazione bolletta Tim 28 giorni

Nel giugno 2016, come altri operatori, Tim ha iniziato a fatturare a 28 giorni. L’anno successivo l’Autorità per le Garanzia nelle Comunicazioni (AGCOM) aveva chiesto ai maggiori operatori di tornare alle bollette a 30 giorni. Nel dicembre del 2017 il Parlamento ha approvato una legge ad hoc per imporre ai gestore di rete fissa e mobile a tornare alla corretta fatturazione a partire dall’aprile del 2018. A seguito dell’entrata in vigore del provvedimento, però, diversi operatori hanno compensato aumentando il prezzo dei propri abbonamenti, ovvero applicando una rimodulazione unilaterale dei termini del contratto sottoscritti con i propri clienti. Nel gennaio del 2020 l’Autorità Garante della Concorrenza (AGCM) ha quindi comminato una multa complessiva di 228 milioni di euro a Tim, Vodafone, Fastweb e WindTre accusandoli di avere stipulato “un’intensa anticoncorrenziale” per aumentare il costo delle proprie offerte. Gli operatore avevano quindi presentato ricorso contro la sanzione e il TAR del Lazio il 12 luglio 2021 ha annullato le multe, sostenendo che il provvedimento promosso dall’AGCOM non presentava “elementi indiziari, gravi precisi e concordanti, tali da delineare un quadro sufficientemente chiaro“.

Mancato rimborso Tim: come comportarsi

Nel caso la Tim non dovesse procedere al rimborso delle bollette a 28 giorni, allora si opta per una formale diffida via pec o raccomandata a/r, richiedendo la restituzione delle somme. Se anche la diffida non avesse successo, allora si può ricorrere a un avvocato o alle associazioni dei consumatori; in mancanza, non resta che fare causa. Prima di ricorrere alle vie legali però va precisato che il più delle volte il rimborso che spetta ai clienti Tim ai quali è stata applicata la fatturazione a 28 giorni ammonta a poche decine di euro. Quindi il consiglio è di optare per una via giudiziaria solamente se si ritiene di avere diritto a una somma di danaro non del tutto irrilevante.

La sentenza del Tribunale di Milano contro la fatturazione 28 giorni Telecom

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