La liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni ha aperto il mercato alla concorrenza e ha portato molti vantaggi agli utenti in termini di riduzione dei prezzi dell’offerta e di aumento della qualità dei servizi. Si è però posto il problema di assicurare che tutti gli utenti abbiano comunque la possibilità di accedere alla rete telefonica e usufruire di una serie di servizi ritenuti essenziali con almeno un operatore, a prescindere dalla loro posizione geografica e dal fatto che siano più o meno “redditizi” per gli operatori dal punto di vista commerciale. La possibilità di comunicare, infatti, è collegata ad un diritto fondamentale della persona e la sua disponibilità non può essere lasciata esclusivamente alle logiche concorrenziali del mercato. Il Servizio Universale è l’insieme delle regole poste a tutela di questa specifica esigenza.

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Il Servizio Universale

Il cosiddetto Servizio Universale è un insieme minimo di servizi forniti ad un livello qualitativo specifico e ad un prezzo “accessibile”, che deve essere garantito a tutti gli utenti che lo richiedano, a prescindere dalla loro posizione geografica sul territorio nazionale.

Il Servizio Universale è, quindi, un elemento di salvaguardia per l’utenza rispetto alle regole della libera concorrenza, perché impone obblighi di fornitura agli operatori, i quali, normalmente, vengono invece lasciati liberi nelle loro scelte commerciali.

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) con Delibera n. 456/16/CONS ha identificato le condizioni economiche dei servizi soggetti agli obblighi da Servizio Universale.

TIM S.p.A. è attualmente l'impresa incaricata di garantire la fornitura del Servizio Universale ai sensi dell’articolo 53 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche. Tale articolo prevede il diritto per gli utenti di fruire di determinati servizi di comunicazioni elettroniche ad un livello qualitativo prestabilito, a prescindere dalla loro ubicazione geografica sul territorio nazionale.

Per una visione della suddetta delibera AGCOM e delle relative condizioni economiche legate al Servizio Universale (allegato 1 e 2) consulta il sito dell'AGCOM.

TIM S.p.A., pertanto, essendo la società ad oggi incaricata di fornire il Servizio Universale, è obbligata per legge ad attivare la linea fissa.

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A cosa serve il Servizio Universale?

Il Servizio Universale si pone l’obiettivo di evitare l’esclusione sociale di alcuni utenti rispetto alla possibilità di comunicare, come applicazione di un fondamentale diritto della persona.

Con la libera concorrenza, infatti, il rischio è che gli utenti commercialmente meno “redditizi” (per esempio, perché residenti in zone poco popolate o in montagna, dove è più costoso installare reti di comunicazione) restino senza i servizi minimi necessari per comunicare oppure li possano utilizzare soltanto a prezzi eccessivamente elevati.

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Chi paga gli investimenti necessari e i costi che garantiscono la fornitura del Servizio Universale?

Il costo netto del Servizio Universale (vale a dire il costo che risulta dalla differenza tra i costi affrontati e i benefici ricavati dalla fornitura, come per esempio i canoni, l’ampliamento della base-clienti, la pubblicità del logo, ecc..) è ripartito tra tutti gli operatori tramite un fondo istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

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Quali sono i servizi compresi nel Servizio Universale?

Attualmente è previsto che nel Servizio Universale rientri la connessione alla rete telefonica fissa e i seguenti servizi:

  • il servizio di telefonia vocale fissa, per chiamate locali, nazionali e internazionali
  • il servizio fax
  • un efficace accesso a Internet sulla rete fissa (56Kbit/s)

Quindi nel servizio universale rientra in pratica la sola linea voce considerato che il 56Kbit/s allo stato non permette effettivamente di navigare.

A livello europeo, in particolare, si sta valutando se ampliare i contenuti del Servizio Universale per includere l’obbligo di fornitura dei servizi su banda larga. Al riguardo la Commissione europea sta considerando diverse opzioni, tra cui l’attuazione, nelle zone cosiddette a perdita di mercato (cioè quelle in cui nessun operatore avrebbe interesse ad investire risorse) e laddove vi è un serio rischio di esclusione sociale, di un sistema di finanziamento statale da aggiungere eventualmente ad un contributo proveniente dagli operatori del settore delle TLC in misura proporzionale alle forze finanziarie delle singole imprese.

Una maggiore diffusione a prezzi accessibili e con una qualità minima garantita della banda larga, infatti, non soltanto eviterebbe l’esclusione sociale, ma permetterebbe anche un facile accesso ai molteplici servizi disponibili su Internet, per esempio a quelli forniti dalla Pubblica Amministrazione.

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