Quando navighi su qualche sito dal tuo smartphone e appaiono strani banner, basta un attimo di disattenzione oppure un click sbagliato su una pubblicità per ritrovarsi con 5 o 6 euro scalati dal credito della SIM e un servizio premium  inutile in abbonamento sullo smartphone. Sono uno degli incubi peggiori per gli utenti.
In questi anni abbiamo ricevuto numerosissime segnalazioni con le quali utenti di telefonia mobile denunciavano la fornitura non richiesta, e il relativo addebito da parte del proprio operatore sul credito telefonico della SIM, di servizi a sovrapprezzo (i cosiddetti servizi premium) accessibili durante la navigazione in mobilità mediante banner, pop up e landing page.

servizi premium come difendersi
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Cosa sono i Servizi Premium a sovrapprezzo?

Si chiamano VAS: “Servizi a Valore Aggiunto” che si attivano in abbonamento cliccando involontariamente il link verso una pagina deviata di servizi a pagamento. Sono un tranello in cui siamo incappati un po’ tutti e che comporta una fastidiosissima spesa (talvolta ingente) accompagnata da un senso di truffa subita.

Stavi navigando su internet con il cellulare, hai chiuso un banner fastidioso e pochi secondi dopo ti è arrivato un SMS che ti notifica dell’attivazione di un abbonamento di contenuti sexy a pagamento di 5 euro a settimana.

I servizi a sovrapprezzo, chiamati anche servizi premium, sono servizi a pagamento di intrattenimento (giochi, video, foto, musica, etc.) e di informazione (meteo, oroscopo, news, gossip, etc.). Possono essere acquistati singolarmente (c.d. one shot) con un unico addebito (su credito o conto telefonico) o in abbonamento, mediante addebito settimanale (sempre su credito o conto telefonico). Solitamente si tratta di abbonamenti a rinnovo settimanale e se non ci si accorge di averli attivati si rischia di pagare decine e decine di euro.

Sfondi per il cellulare, loghi, oroscopi, suonerie, giochini, video accessibili durante la navigazione tramite banner, pop up, landing page, ecc., sono i cosiddetti “Servizi Premium a Sovrapprezzo”. Un business che procura agli operatori di telefonia (ma non solo a loro) un enorme giro d’affari. Ma che fa arrabbiare milioni di utenti.

Avverti la loro presenza solo quando, improvvisamente, rimani senza credito telefonico, oppure quando la spesa per il cellulare a cui eri abituato lievita misteriosamente e inspiegabilmente.

Rientrano in questa categoria tutti quei servizi a pagamento che non fanno parte dei servizi di base del tuo cellulare: come lo scaricare i loghi, le suonerie, i video, certe informazioni… E, più in generale, i Servizi Premium a sovrapprezzo sono tutti quei contenuti multimediali forniti e proposti direttamente dal tuo operatore telefonico.

Il problema dei Servizi Premium a sovrapprezzo, però, non risiede nei contenuti: se vuoi pagare per ottenere una simpatica suoneria o per un nuovo sfondo del tuo cellulare, libero di farlo. Ma se questi servizi li ritrovi associati al tuo telefonino senza averne fatto richiesta, allora sì che è un problema. Ed è proprio questo il motivo per cui spesso gli operatori vengono sanzionati.

RICORDA: l’operatore NON può mai attivare servizi che l’utente non ha chiesto ed in caso di attivazione di servizi non richiesti, agli utenti non può essere richiesta alcuna spesa, inoltre l’operatore deve ripristinare la situazione precedente sopportando anche tutti i costi.

I banner a cui devi stare attento hanno delle caratteristiche piuttosto ambigue:

  • Ti informano che hai vinto una somma di denaro e ti invitano a cliccare per riceverla;
  • Ti avvisano che il tuo cellulare è stato infettato da un virus e ti invitano a cliccare per scaricare un antivirus;
  • Ti comunicano che un tuo servizio (per esempio Whatsapp, che in realtà è gratis) sta per scadere e ti invitano a cliccare per il rinnovo.

La cosa peggiore poi, è che anche se te ne accorgi subito che si tratta di una truffa e provi a cliccare la X per chiudere il banner, non si chiude assolutamente. Anzi, è come se avessi cliccato OK per l’attivazione del servizio.

I truffatori scommettono proprio sulla pigrizia degli utenti che non vogliono perder tempo nel chiamare il Servizio Clienti per farsi restituire i 5 o 6 euro trafugati illegalmente con l’attivazione dell’abbonamento.

Una volta attivato l’abbonamento però, a meno che l’utente non decida di disattivarlo, si rinnoverà ogni settimana a un costo prefissato. Anche se lo si disattiva immediatamente, i soldi scalati dall’attivazione non verranno restituiti.

Una truffa, non proprio regolarizzata, ma che di fatto con un semplice click permette di intrufolarsi nel credito dell'utente e di scalare euro su euro senza che quest'ultimo, a volte, riesca a capirne il motivo. Che siano essi abbonamenti giornalieri, settimanali o addirittura mensili non importa perché di fatto sono abbonamenti che vengono attivati per errore magari navigando sul web ma che poi sono difficili da eliminare.

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Riconoscere i servizi premium a sovraprezzo

Applicazioni di messaggistica e social network sono le piattaforme preferite dai truffatori per far attivare gli utenti abbonamenti a pagamento.

Si nascondono fra le righe del conto telefonico che ricevi ogni bimestre dal tuo operatore, o nei dettagli del traffico online, che quasi mai consulti.

Le piattaforme social sono diventate il luogo preferito dai cybercriminali per architettare le loro truffe e attivare abbonamenti non richiesti sullo smartphone. Ogni giorno milioni di persone si collegano su Facebook e aprono i link più disparati: notizie di sport, di attualità, di politica, ma anche video e immagini. E i truffatori scommettono proprio sulla curiosità degli utenti di vedere foto e video di luoghi fabieschi per riuscire a farli cadere nelle loro trappole.

Le imprese responsabili di queste pratiche scorrette hanno sede in territori extra europei, e perseguirle legalmente risulta quasi impossibile; gli operatori telefonici che cedono i numeri a queste grandi aziende pubblicitarie (senza i quali non potrebbero minacciare il nostro credito) secondo l’Antitrust non solo non tutelano sufficientemente i loro utenti ma sono accusate di aver costruito un sistema di per sé lesivo dei diritti degli utenti stessi.

Di seguito una lista, ricavata dalle numerose pratiche gestite negli ultimi anni dai legali di RimborsoTelefonico.it,dei più ricorrenti servizi premium (il più delle volte non richiesti!)

  • Mobando
  • Emcube
  • Hot times e sexy passion
  • Plinknets
  • ilcircolo.net e Planet Club
  • Gioco dastuzia
  • FlashMob Ita
  • PayVox e Runfull
  • Kaleidoscopio
  • Vivooz
  • Playmobile
  • Appsorado
  • Hotxgirl
  • MyTVStore
  • Hot Julia
  • Easy Time
  • Info Banking
  • Tekkavop
  • Tekka lab
  • BlablaVip
  • MilleVoglie
  • Sogni e stelle
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Servizi non richiesti: la correità delle compagnie telefoniche

Chi ha cercato di contattare il proprio operatore, per spiegazioni ed eventuali rimborsi, il più delle volte ha incontrato un muro di gomma. "Non dipende da noi, il servizio è di altri". Persino: “i soldi non vanno a noi", quando invece dietro queste attività c'è un business che coinvolge tanti soggetti, operatori compresi, come hanno ricostruito le due autorità Antitrust e Agcom.

Dalla storica sentenza dell’Antitrust del gennaio 2015, quando l’Autorità ha sanzionato con una multa esemplare da 1,7 milioni di euro Telecom Italia e H3G e di 800mila euro Wind, per servizi attivati ma non richiesti, non si sono visti grandi passi avanti nella tutela degli utenti.

La responsabilità quattro maggiori operatori (Telecom, Vodafone, Wind, H3g) discende dal fatto che gli stessi traggono uno specifico vantaggio economico dalla commercializzazione dei servizi premium, in quanto condividono con i fornitori i ricavi dei servizi erogati, trattenendone un’elevata percentuale. E inoltre, si sono dimostrati ampiamente consapevoli circa la sussistenza di attivazioni e di addebiti relativi a servizi non richiesti da parte dei propri clienti mobili.

Le quattro aziende (Telecom, Vodafone, Wind, H3g) hanno attuato nella fattispecie una pratica commerciale scorretta riconducibile a due condotte:

  • l’omissione di informazioni circa il fatto che il contratto di telefonia mobile sottoscritto pre-abilita la sim alla ricezione dei servizi a sovrapprezzo, nonché circa l’esistenza del blocco selettivo per impedire tale ricezione e la necessità per l’utente che voglia giovarsene di doversi attivare mediante una richiesta esplicita di adesione alla procedura di blocco;
  • l’adozione da parte dell’operatore di telefonia mobile di un comportamento qualificato come aggressivo, consistente nell’attuazione di una procedura automatica di attivazione del servizio e di fatturazione in assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente al pagamento, nonché di qualsiasi controllo sulla attendibilità delle richieste di attivazione provenienti da soggetti quali i fornitori di servizi estranei al rapporto negoziale fra utente e operatore.

Nei confronti delle società H3G e Tim la pratica si è articolata in un’ulteriore condotta consistente nella diffusione di messaggi che omettono informazioni rilevanti o che determinano l’accesso e l’attivazione del servizio a sovrapprezzo senza un'espressa manifestazione di volontà da parte dell'utente.

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Ecco come si prosciuga il credito dal telefonino con i servizi premium

È sufficiente cliccare inavvertitamente sul banner pubblicitario di un’app che credevi gratuita (molti innocenti giochini sull’Apple Store funzionano così) e ti ritrovi abbonato a un inutile servizio da 5 euro a settimana.

I servizi a pagamento non richiesti possono essere di tipo “one shot”, ossia ad addebito unico (su credito o conto telefonico), o peggio, ad abbonamento, con addebito settimanale, a oroscopi, informazioni meteorologiche, giochi, video, news di gossip o roba del genere.

Nella maggior parte dei casi, il mistero dell’origine dell’attivazione non viene svelato, a meno che non ci si prenda la briga di indagare sul serio, ma la spesa non vale l’impresa, perché solitamente quando ci si accorge del misfatto, quello che è andato perduto sono poche decine di euro e, comunque, se oramai tali servizi sono attivi sul nostro cellulare o sul tablet, ciò che importa realmente è capire subito come sbarazzarsene, per evitare che continuino a prosciugare il nostro credito telefonico.

Quella degli abbonamenti truffa è una vera e propria piaga per gli utenti, che spesso si ritrovano con servizi a pagamento attivati per sbaglio o comunque tramite stratagemmi ingannevoli. Basta infatti un momento di distrazione, un click su una pagina Web o su una pubblicità per ritrovarsi prosciugato il conto sulla SIM da parte di servizi tanto inutili quanto costosi, come ad esempio gli oroscopi o la ricezione di altre notizie di scarso interesse. Tra l’altro, trattandosi spesso di servizi a rinnovo settimanale, è facile capire come l’esborso può diventare anche importante per l’utente.

I principali operatori di telefonia, nessuno escluso, sono stati più volte condannati a multe salatissime per questo genere di pratiche e per una riconosciuta complicità con chi vende questi servizi premium.

Ma l’impressione è che i ricavi che gli operatori telefonici condividono con chi vende i servizi premium sono ben superiori rispetto alle multe che l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato infligge loro.

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Come difendersi dai servizi premium a sovraprezzo

Mentre navighi dallo smartphone, sfiori accidentalmente un banner pubblicitario e ti ritrovi abbonato in men che non si dica. Oppure, di punto in bianco, inizi a ricevere sms dai contenuti più fantasiosi. E così, senza neanche accorgertene, ti ritrovi abbonato ai servizi a pagamento più disparati.

Oppure, mentre stai giocando sul cellulare, nell'intento di chiudere una finestra di pop-up, scatta la sottoscrizione ai servizi più disparati. Spesso capita anche che credi di navigare utilizzando le soglie previste dal tuo piano tariffario e, invece, poi scopri che non ti hanno rinnovato la promozione e stai spendendo soldi senza neanche rendertene conto. O che inizi a ricevere sms di vario genere, con contenuti a pagamento, senza aver mai richiesto alcuna attivazione.

Mettiamo innanzitutto alcune cose in chiaro al di là di quello che possano avervi detto gli operatori dei call center.

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L’operatore può attivare un servizio se l’utente non lo chiede o se non lo vieta espressamente?

L’operatore non può mai attivare servizi che l’utente non ha chiesto. Infatti è vietata la fornitura di servizi, anche solo supplementari, non richiesti espressamente dall’utente e, in ogni caso, la mancata risposta ad una offerta non deve essere intesa come consenso alla fornitura. In altre parole, quindi, il silenzio dell’utente non è significativo.

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Si deve pagare qualcosa in caso di attivazione di servizi non richiesti?

In caso di attivazione di servizi non richiesti, agli utenti non può essere richiesta alcuna spesa o prestazione e l’operatore deve ripristinare la situazione precedente sopportando anche tutti i costi. Le stesse regole valgono anche nel caso di disattivazione non richiesta di servizi.

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Ecco come evitare di sottoscriverli involontariamente.

  • Non rilasciare il consenso al trattamento dei dati personali da parte di società terze.
  • Non rispondere mai agli SMS ricevuti da numeri brevi che contengano link a siti esterni, testo ambiguo o che invitano a rispondere per scaricare qualcosa.
  • MAI cliccare sui banner pubblicitari dei giochini che hai scaricato gratuitamente dall’Apple Store o da altre piattaforme simili.
  • Se ti rendi conto di aver involontariamente attivato uno di questi servizi, prova a rispondere al mittente del messaggio con la parola “STOP”, generalmente usata da tutti per la disattivazione.
  • Tieni costantemente sotto controllo la spesa per la telefonia, e se tra le righe del tuo conto telefonico cartaceo, o fra i dettagli del traffico online della ricaricabile, vedi spuntare sigle come quelle mostrate poco fa, chiama subito il tuo gestore e fai disattivare questi inutili servizi e richiedi il rimborso delle cifre che ti hanno sottratto.
  • Richiedere al tuo operatore di attivare il barring per Servizi Premium a sovrapprezzo. Fai attenzione però che questa modalità a volte blocca anche gli SMS della tua banca.
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Multe a Telecom, Wind, Vodafone e H3g per i “servizi premium” a sovrapprezzo

L’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato nel 2015 ha irrogato ai principali operatori del settore delle comunicazioni mobili (Telecom, Wind, Vodafone e H3G) una sanzione pari a 1.750.000 euro ciascuno per Telecom e H3G e a 800.000 euro ciascuno per Wind e Vodafone, per aver adottato pratiche commerciali scorrette nell’ambito della commercializzazione dei servizi premium utilizzati via Internet da terminale mobile. Nei confronti di H3G, in ragione dei rilevanti effetti delle condotte attuate, è stata disposta anche la pubblicazione di un estratto del provvedimento.

Nel corso del 2014, l’Agcm ha ricevuto numerosissime segnalazioni con le quali associazioni di consumatori e utenti di telefonia mobile denunciavano la fornitura non richiesta, e il relativo addebito da parte del proprio operatore sul credito telefonico della sim, di servizi a sovrapprezzo (i cosiddetti servizi premium, quali giochi e video) accessibili durante la navigazione in mobilità mediante banner, pop up e landing page.

Anche sulla base di quanto emerso nel corso delle ispezioni eseguite con l’assistenza della Guardia di Finanza (Gruppo Antitrust – Nucleo speciale Tutela mercati), l’Autorità ha accertato che i quattro operatori hanno attuato una pratica commerciale scorretta riconducibile a due condotte: da un lato, l’omissione di informazioni circa il fatto che il contratto di telefonia mobile sottoscritto pre-abilita la sim alla ricezione dei servizi a sovrapprezzo, nonché circa l’esistenza del blocco selettivo per impedire tale ricezione e la necessità per l’utente che voglia giovarsene di doversi attivare mediante una richiesta esplicita di adesione alla procedura di blocco; dall’altro, l’adozione da parte dell’operatore di telefonia mobile di un comportamento qualificato come aggressivo,  consistente nell’attuazione di una procedura automatica di attivazione del servizio e di fatturazione in assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente al pagamento, nonché di qualsiasi controllo sulla attendibilità delle richieste di attivazione provenienti da soggetti quali i fornitori di servizi estranei al rapporto negoziale fra utente e operatore.

Nei confronti delle società H3G e Tim la pratica si è articolata in un’ulteriore condotta consistente nella diffusione di messaggi che omettono informazioni rilevanti o che determinano l’accesso e l’attivazione del servizio a sovrapprezzo senza un'espressa manifestazione di volontà da parte dell'utente.

Secondo l’Antitrust, la responsabilità delle quattro aziende discende - oltre che direttamente dall’adozione di tali condotte - anche da altri fattori: gli operatori traggono infatti uno specifico vantaggio economico dalla commercializzazione dei servizi premium, in quanto condividono con i fornitori i ricavi dei servizi erogati, trattenendone un’elevata percentuale. E inoltre, si sono dimostrati ampiamente consapevoli circa la sussistenza di attivazioni e di addebiti relativi a servizi non richiesti da parte dei propri clienti mobili.

Ai sensi del Codice del Consumo, l’Agcm ha giudicato questa pratica contraria alla diligenza professionale e idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore. La stessa Autorità ne ha vietato perciò la diffusione o continuazione, oltre a irrogare le sanzioni, stabilendo che gli operatori comunichino entro 60 giorni le iniziative assunte per ottemperare alla diffida.

Consulta i provvedimenti dell’Antitrust:

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Cosa si può fare se è stato attivato un servizio non richiesto?

Nel caso in cui sia attivato un servizio non richiesto, ci si può opporre alla fornitura con qualsiasi mezzo (quindi per esempio tramite call center, posta elettronica, lettera o fax) e in ogni tempo, dunque a prescindere dalla data in cui il servizio non richiesto è stato attivato e dai termini per esercitare il diritto di recesso. Si può pretendere, inoltre, il ripristino della situazione precedente.

Se ti sono stati addebitati servizi premium non richiesti, puoi scegliere di affidarti a Rimborso Telefonico che metterà GRATUITAMENTE a tua disposizione il suo team di esperti, consulenti ed avvocati, avvezzi a gestire con successo numerosi casi al giorno in tutta Italia. Inviaci la tua richiesta di assistenza gratuita, ti aiuteremo a risolvere il problema e, se ci sono i presupposti legali, ad ottenere il giusto indennizzo economico per il disagio subito.

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In caso di controversia con l’operatore come si può provare di non aver richiesto il servizio?

In caso di controversia si può dimostrare con ogni mezzo di non aver mai concluso il contratto, mentre l’operatore può dare prova della conclusione del contratto solamente allegando il documento sottoscritto oppure producendo la registrazione integrale della telefonata, durante la quale deve aver rispettato tutti gli obblighi informativi.

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