I costi nascosti nella bolletta del telefono, spesso cifre non rilevanti di cui la maggior parte degli utenti non si accorge neppure, ma sul lungo periodo possono fare la differenza.

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Quali sono i costi nascosti nella bolletta del telefono.

Spesso si tratta di cifre non rilevanti, pochi centesimi o qualche euro, di cui la maggior parte degli utenti non si accorge neppure, ma sul lungo periodo possono fare la differenza.

È il caso dell’utente di RimborsoTelefonico a cui il Giudice di Pace ha riconosciuto la restituzione di ben € 282,69 addebitati in precedenza da Vodafone nelle bollette senza che lo stesso quasi se ne accorgesse ma soprattutto senza che ve ne fossero i presupposti.

Come sempre accade, salvo rarissime eccezioni, l’operatore telefonico è stato anche condannato a pagare gli avvocati di RimborsoTelefonico che hanno agito gratuitamente per l’utente.

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Ecco alcuni esempi di quali possono essere i costi nascosti nella nostra bolletta del telefono:

  • L’ascolto dei messaggi in segreteria ha un costo che non è sempre comunicato adeguatamente.
  • ChiamaOra”, “Ti ho cercato”, “Chiamami”: sono i servizi che avvisano l’utente nei casi in cui non è stato possibile contattarlo. Non tutti sanno che sono servizi a pagamento!
  • Gli abbonamenti “flat” non sempre sono davvero “tutto incluso” infatti alcuni operatori non informano adeguatamente i propri clienti dell’addebito di costi aggiuntivi ad esempio per chiamate da linea fissa.
  • I “costi di incasso” o “altri costi”: molti operatori addebitano a carico degli utenti i cosiddetti costi di incasso indipendentemente dalla modalità di pagamento prescelta. Non è dato sapere a quali servizi siano imputati tali costi che, tuttavia, si trovano puntualmente fatturati nelle bollette.
  • La chiamata per conoscere il credito residuo in molti casi è a pagamento
  •  L’elenco del telefono! In molti casi il costo è addebitato automaticamente in bolletta.
  •  Le penali in caso di recesso da un contratto di abbonamento. Se il recesso avviene prima della scadenza del termine minimo di durata del contratto che non può essere superiore a 24 mesi, ma è giustificato dalla non accettazione delle variazioni contrattuali o da un inadempimento della compagnia telefonica (ed esempio il servizio non funziona correttamente, ecc.), nulla è dovuto dall’utente, ma spesso gli operatori non rispettano questa regola.
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